Il growth hacking è un approccio alla crescita aziendale che privilegia sperimentazione rapida, creatività e analisi dei dati rispetto alle strategie di marketing tradizionali con budget elevati. Il termine è stato coniato da Sean Ellis nel 2010 descrivendo come le startup fanno crescere rapidamente la base utenti con risorse limitate.
I principi fondamentali del growth hacking: testa rapidamente ipotesi (minimo 2-4 settimane per esperimento), misura tutto, scala solo quello che funziona e abbandona velocemente quello che non funziona. Il processo standard è AARRR (framework "Pirate Metrics"): Acquisition (come acquisire utenti), Activation (prima esperienza positiva), Retention (tenerli), Revenue (monetizzare), Referral (farsi referire).
Esempi di growth hacking applicabili alle PMI: programma referral (offri uno sconto a chi porta un amico), onboarding email personalizzato per aumentare l'attivazione, exit-intent popup con offerta irresistibile, social login per ridurre l'attrito nella registrazione, integrazione con strumenti usati dai clienti (Zapier). Non richiede budget enormi: richiede mentalità sperimentale e ottima conoscenza dei dati.